Da una scoperta di laboratorio nel 1985 a decenni di ricerca continua — la storia della molecola di carbonio più elegante del mondo.
Nel settembre 1985, i chimici Harold Kroto, Robert Curl e Richard Smalley stavano sperimentando con grafite vaporizzata tramite laser all'Università Rice, in Texas. Uno dei gruppi di carbonio rilevati si distingueva per la sua notevole stabilità e abbondanza: una molecola composta esattamente da 60 atomi di carbonio.
La chiamarono Buckminsterfullerene — in onore dell'architetto Buckminster Fuller, le cui strutture a cupola geodetica seguono lo stesso principio geometrico. La molecola è comunemente scritta come C₆₀.
Per questa scoperta, Kroto, Curl e Smalley ricevettero il Premio Nobel per la Chimica nel 1996. La loro citazione descriveva il C60 come «una nuova forma di carbonio puro» — un terzo allotropo accanto alla grafite e al diamante.
Il C60 è una molecola a gabbia sferica cava. I suoi 60 atomi di carbonio si dispongono in 20 esagoni e 12 pentagoni — esattamente lo stesso schema di un pallone da calcio standard. Ogni atomo di carbonio è legato ad altri tre, creando una struttura robusta e simmetrica con un diametro di circa 0,7 nanometri.
Grazie a questa geometria, il C60 possiede un insieme di proprietà fisiche e chimiche particolari:
Il suo carattere lipofilo è proprio la ragione per cui l'olio d'oliva è il vettore preferito: il C60 si dissolve facilmente nella matrice grassa e rimane stabile e uniformemente distribuito nella formula.
L'interesse scientifico per il C60 è strettamente legato al suo meccanismo antiossidante postulato. Le specie reattive dell'ossigeno (ROS) — note anche come «radicali liberi» — sono molecole instabili che possono reagire e danneggiare strutture cellulari. La loro neutralizzazione è chiamata antiossidazione.
La ricerca di laboratorio ha studiato la capacità del C60 di interagire con i radicali liberi, grazie alle sue proprietà di accettore di elettroni. A differenza degli antiossidanti convenzionali, che si consumano nella reazione, alcune ricerche suggeriscono che il C60 possa agire in modo catalitico — ovvero conservare la propria attività nel corso di molteplici interazioni. Questo è un campo di ricerca scientifica attiva.
Nel 2012, i ricercatori Tarek Baati e collaboratori pubblicarono uno studio sulla rivista Biomaterials (Elsevier):
"The prolongation of the lifespan of rats by repeated oral administration of [C60]-fullerene"
Lo studio somministrò C60 disciolto in olio d'oliva a ratti e osservò gli effetti sui marcatori di stress ossidativo nel tempo. La ricerca attrasse notevole attenzione accademica e diede il via a una serie di studi successivi.
La scelta del vettore non è casuale — è fondamentale per come il C60 si dissolve, si stabilizza e si conserva. L'olio d'oliva extravergine biologico è particolarmente adatto per diversi motivi:
Il C60 è lipofilo — si dissolve nei grassi, non nell'acqua. La struttura ricca di acido oleico dell'olio extravergine lo rende un solvente ideale per la molecola.
L'olio extravergine contiene idrossitirosolo e oleuropeina — composti fenolici con indicazioni antiossidanti autorizzate ai sensi del Regolamento UE 432/2012.
Gli antiossidanti naturali dell'olio extravergine proteggono il C60 dalla degradazione ossidativa e contribuiscono a una maggiore durata e stabilità del prodotto.
Lo stesso studio Baati utilizzava l'olio d'oliva come vettore — rendendolo la formula di riferimento per la ricerca sull'olio di C60 in questo contesto. La nostra formula segue questo protocollo consolidato.
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